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Tedeschi severi, americani generosi? Cosa dice il dato

14 giugno 20265 min di lettura

Gira da sempre, nei gruppi di host: i tedeschi mettono voti bassi, gli americani sono di manica larga, gli olandesi non sono mai contenti. Nell'articolo precedente sui dati dei turisti stranieri lo avevamo accennato, citando uno studio internazionale, e avevamo detto che andava preso con le pinze.

Abbiamo voluto andare a fondo, sui numeri di una regione sola, e vedere quanto di vero c'è. Risposta breve: qualcosa di vero c'è, ma molto meno di quello che si racconta. E il dato che conta davvero è un altro.

Lo studio che gira (e perché non basta)

Lo studio che si cita di solito ha guardato 11.089 recensioni su una grande piattaforma di prenotazione, lasciate da clienti di 32 paesi. Le differenze tra nazioni sembravano nette: i più generosi cinesi e di Singapore, intorno a 9,3 su 10, i più severi spagnoli e danesi, intorno a 7,8. Uno stacco di oltre un punto e mezzo.

Il problema è come sono fatti quei conti. Si prende la media dei voti di ogni paese e la si confronta. Ma così non stai misurando la nazionalità: stai misurando anche in che strutture quel paese ha dormito. Se gli spagnoli, per dire, finiscono più spesso in strutture economiche, il loro voto medio scende per via della struttura, non del passaporto. Lo dicono gli autori stessi dello studio.

Per misurare davvero l'effetto del paese devi confrontare persone che hanno dormito nello stesso identico posto. È quello che abbiamo fatto.

Cosa abbiamo fatto

Abbiamo raccolto oltre 47.000 recensioni di quasi 400 strutture delle Marche da una grande piattaforma di prenotazione. Nessun dato personale: niente nomi, niente testo delle recensioni, solo il voto, il paese di chi lo ha messo e la struttura. Per avere numeri solidi abbiamo tenuto le 314 strutture con almeno 30 recensioni e le 19 nazionalità con almeno 100 recensioni a testa.

Poi, invece di confrontare le medie dei paesi, abbiamo confrontato i voti dentro la stessa struttura. Così l'effetto della struttura esce dai conti, e quello che resta è, per quanto possibile, l'effetto del paese e basta.

La struttura spiega quasi tutto

Grafico a barre: quanto pesano sul voto di una recensione la struttura e la nazionalità di chi la scrive. La struttura spiega circa il 15% delle differenze nei voti, la nazionalità meno dell'1%, una barra circa 36 volte più alta dell'altra.
Quale struttura sei, e come la tieni, conta circa 36 volte più del paese da cui arriva chi ti recensisce.

Ecco il dato che vale tutto l'articolo.

Quanto pesa la struttura sul voto, e quanto pesa la nazionalità di chi scrive? Non è una gara. La struttura, cioè quale struttura è e come è tenuta, spiega circa il 15% delle differenze tra un voto e l'altro. La nazionalità di chi recensisce meno dell'1%. La struttura pesa circa 36 volte di più.

Detto fuori dai denti: il voto lo fanno la camera, la colazione, la pulizia, come accogli chi entra. Non la bandiera sul profilo di chi scrive.

Cosa ci fai. Se ti arriva un voto basso, la cosa meno utile che puoi fare è prendertela col paese di chi te l'ha dato. Non spiega quasi niente. Quello che sposta il voto è tutto dalla tua parte, ed è lì che puoi lavorare.

Però la nazionalità non è zero

Detto questo, una volta tolto di mezzo l'effetto della struttura, un pattern resta. Piccolo, ma chiaro, e non è un caso: tiene anche confrontando ospiti che hanno dormito nello stesso posto.

In sostanza, a parità di tutto il resto, alcuni paesi tendono a mettere mezzo punto in più, altri qualche decimo in meno. Lo stacco tra il più generoso e il più parco è di circa 0,9 punti su 10. Tre gruppi, all'ingrosso:

  • Più generosi dell'italiano: argentini, mezzo punto abbondante in più, poi brasiliani, polacchi, romeni, sloveni, americani, canadesi, cechi, britannici e spagnoli.
  • Più o meno come l'italiano: francesi, austriaci, svedesi, australiani, greci. Qui la differenza è così piccola da non distinguersi dal caso, quindi non leggerci niente.
  • Più parchi: tedeschi, svizzeri, belgi e, in fondo, olandesi, circa un quarto di punto sotto l'italiano.
Grafico a barre divergenti: quanto ogni nazionalità vota sopra o sotto la media italiana, a parità di struttura. I più generosi, come argentini, brasiliani e polacchi, mettono fino a oltre mezzo punto in più; i più severi, come olandesi, belgi e tedeschi, fino a un quarto di punto in meno. Lo stacco totale è meno di un punto su 10.
Quanto ogni nazionalità vota sopra o sotto l'italiano (lo zero), a parità di struttura. In grigio i paesi la cui differenza è troppo piccola per distinguersi dal caso.

L'italiano, per la cronaca, sta nel mezzo, vicino a tedeschi e francesi. Né di manica larga né di manica stretta.

È taratura, non carattere

Attenzione a come leggi questa classifica, perché è qui che di solito si scivola nel sensazionalismo.

Quel quarto di punto in meno dell'olandese non vuol dire che gli olandesi siano antipatici o difficili da accontentare. Vuol dire che, in media, tarano il voto un filo più in basso. Stessa esperienza, stessa stanza, e il numero che scrivono è leggermente diverso solo per come sono abituati a dare i voti. È una taratura culturale del metro, non un giudizio sulla persona. Lo stesso vale al contrario per l'argentino che mette mezzo punto in più.

E allora lo studio che gira?

Non lo smentiamo, lo ridimensioniamo. Loro trovavano uno stacco di oltre un punto e mezzo, noi di circa 0,9. La differenza è che il loro campione metteva insieme 32 paesi molto diversi, alcuni con pochissime recensioni e voti estremi. Su una regione sola, con tanti voti per ogni paese, lo stacco si ridimensiona parecchio.

E la cosa più importante: il loro stesso studio ammetteva di non aver separato bene la nazionalità dal tipo di struttura. Noi quel controllo lo abbiamo fatto, e l'effetto del paese, pur piccolo, resta in piedi. Quindi la sostanza tiene, ma con le proporzioni giuste: il passaporto conta, pochissimo, e quasi tutto il resto è la tua struttura.

Insomma?

La nazionalità di chi ti recensisce conta meno di quello che si dice in giro, ma non è zero. Esiste una piccola taratura culturale: alcuni popoli mettono voti un po' più alti, altri un po' più bassi, nell'ordine di qualche decimo di punto.

La regola pratica è una sola. Un 8 da un olandese e un 9 da un argentino, nella stessa identica struttura, sono la stessa esperienza. Prima di rovinarti la giornata per un voto più basso del solito, guarda da dove arriva, e soprattutto leggi cosa c'è scritto. Il commento ti dice dove migliorare. Il numero da solo, certe volte, ti dice solo da che paese veniva chi l'ha scritto.

Una cosa, per chiudere, in trasparenza: questi sono i numeri di una regione sola, presi da una sola piattaforma, e fotografano una tendenza, non una legge. Ma la direzione è netta, e resta netta anche cambiando il modo di fare i conti.

Fonti

  • Nostra analisi su oltre 47.000 recensioni di strutture delle Marche, una grande piattaforma di prenotazione, giugno 2026. Dati aggregati, nessun dato personale conservato. I voti sono stati confrontati dentro la stessa struttura per isolare l'effetto della nazionalità.
  • Wąsowicz-Zaborek, E. (2025), National culture as a factor in visitors' evaluations of hotel services, International Journal of Hospitality Management: doi.org/10.1016/j.ijhm.2024.104009
  • Litvin, S. W. (2019), Hofstede, cultural differences, and TripAdvisor hotel reviews, International Journal of Tourism Research: doi.org/10.1002/jtr.2298
  • Zhang et al. (2020), The impact of national culture on hotel guest evaluation, a big data approach, International Journal of Tourism Research: doi.org/10.1002/jtr.2357

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